I messaggi di Febbraio 2009

18 Febbraio 2009

Mi limito a parcheggiare qui l'altrui genialità



Se si fosse messo a fare il prestigiatore negli anni '80.


Io non potrei aggiungere nulla senza risultare ridicolizzato nel confronto con la mente che ha partorito ciò.

Spero sia una avvenente ragazza, così potrei tranquillamente dire di amarla senza imbattermi nei rimbrotti di Povia.

Che altro vuoi aggiungere?

 
03 Febbraio 2009

That's all, (bi)folks

Sottotitolo: un qualunque dito in un qualunque orifizio


Due brevissime commedie tratte da fatti realmente accaduti, accomunate da battute su irriverenti dita.

-Tutto pensavo tranne di scrivere un post, stasera, ma 1) Claudio me l'ha chiesto e 2) non è che sono meno montefiasconese di lui, né di Fulvio ed ecco quindi il terzo post della giornata dedicato alle glorie paesane.-
Mi limiterò a riportare esattamente ciò che ho sentito, per eventuali approfondimenti antropologici vi rimando ai loro numerosi post dedicati al nostro suolo natìo.
Rimango a disposizione per eventuali traduzioni di passi particolarmente ostici.


1)


La prima commedia tratta di estetica, ché non è che se uno non ha mai fatto altro che zappare in vita sua non è sensibile alla bellezza,anzi! Solo che il suo gusto andrebbe appena raffinato, al pari delle sue battute, che, come nella miglior tradizione contadina, fanno ridere solo se volgari.

Personaggi: nonno Mario, Piero, suo coetaneo e David.
Scena: Una rimessa agricola, un grande cumulo di legna al centro.

-I personaggi gironzolano attorno al suddetto "muntìno", due di essi visibilmente emozionati, uno invece si chiede perché è lì.-




Nonno Mario:"Dio campa,me le vede che legne che sò?!"

Piero:'Na bellezza,proprio belle!"

David:"S-sì...legna..."

Nonno Mario:"Legna?Que sò no spettacolo, que pijono come le candele!"

Piero:"Dio ce ne scampe, de que cò du pezzole de nummoro ce potrae cocia pure la moje!Ahahahah!"

Nonno Mario:"Ahahahahah...eh,ma que mic'adè robba de fosso, que adè legna bbona, de Pistola!"

Piero:"Eh,l'mejo legnarolo, artro che Ciripicchio!"

Nonno Mario:"Costono perché costono, ma st'inverno stamo calle come 'n dito mal culo!"

Piero:"Ahahahahahahah!"

David:"Via,vogliamo cominciare ad accatastarla?"

Piero:"Ehh, cò, che c'hae prescia? Que tocca a trattalle co' le guante, le vede che legne che sò? Io starebbe a guardaje tutto l'giorno!"

Nonno Mario:"Uhhhh, belle, proprio belle!Cò, viene qua, (mi strattona)guarda,guarda, ad'è faggio!"

David, visibilmente spazientito:"Bella, bella legna davvero!"

Piero:"Ah,hae visto l'tu nipote l'è svejo!L'ha viste subbito che so proprio belle!!"

                                                                             -Fine-


2)


La seconda tratta di fica,invece,come tutti i discorsi della  tradizione contadina a patto che non vi sia, come ho testé dimostrato, della legna nei paraggi, bella al punto di catalizzare le attenzioni. Solo che i protagonisti sono un dottore e un infermiere, a solenne dimostrazione che l'essere saettone attraversa trasversalmente tutte le categorie e classi sociali.
Qui è necessario un breve preambolo: qualche estate fa, lavorando assieme a mio padre alla costruzione di un garage sul retro della mia casa, mi cadde un mattone di tufo sul dito. Un dolore mostruoso, mi precipitai con mio padre al pronto soccorso.


Personaggi: Dottor Spadaccia, Mariuccio l'infermiere, David.
Scena: pronto soccorso dell'ospedale di Montefiascone.


David dolorante al centro delle scena si chiede perché è lì (sì, anche qua) : gli altri due confabulano e apparentemente si scambiano illuminati pareri medici:



Mariuccio:"Eh, cò, mesà che mo' le gente te tocca mannalle a fanculo co' quell'artra mano!"

David:"Cazzo, è rotto?"

Spadaccia, in una forma italiana migliore ma tutt'altro che corretta:"No, non lo so, ma bene bene n'è messo...Mariù, va a prende la lastra."

Mariuccio:"Pronti!"

Esce e ritorna subito, con la lastra.

Spadaccia:"Ohhh, và, invece, nun l'hai rotto! Qualche giorno de ghiaccio e sèe a posto! T'ha detto bene!"

David:"Oh, meno male!"

Mariuccio, come stesse dicendo la cosa più ovvia del mondo:"J'ha detto bene...dipende...ce l'hae la regazzetta, cò?"

David:"Come? S-sì, ma..."

Spadaccia, come se avesse ricevuto un'illuminazione: "Uhhh, hai ragione...eh, cò, gnente, se il dito lo dovevi tenè al callo allora sì che c'era gusto a fallo guarì!
AHAHAHAHAHAHAHAH"

Mariuccio: "AHAHAHAHAHAH, sà le ditaline che je faceva, ala regazza! Valla a chiamà cura pé un malaccio! "

David:"..."

Spadaccia, imitando un improbabile dialogo tra me e la mia ragazza:"Oh, l'dottore ha detto che ho da fà così, sennò nun se passa! Apri 'ste cosce! AHAHAHAHAHAH!"

Mariuccio, continuando il discorso interrotto dalle risa spasmodiche di Spadaccia:"...Apre 'ste cosce e famme 'nfilà su l'dito! AHAHAHAHAHAHAHAH"

David:"..."

Mariuccio, trattenendo le risate a stento:"Oddio, sto a morì! Via, mo basta che sinnò je viene voja davero e nun po' fa gnente!

Spadaccia:" Sì, c'hai ragione...ma pensa un po' che gusto se la cura era fa' i ditalini! AHAHAHAH" (Ricomincia da capo)

Mariuccio:"AHAHAHAHAH, c'era da pijasse le dita a mattonate de proposito!"

Spadaccia:"AHAHAHAH!"

David:"..."



                                                                             -Fine-

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